Ti è mai capitato di immergerti talmente tanto in un’attività da avere la percezione che scompaia il tempo?
L’esempio perfetto di stato di flow lo possiamo trovare in una delle fenomenali prestazioni di Ayrton Senna. Al termine del giro di qualificazione al gran premio di Montecarlo nel 1988 in cui fece la pole position, disse testuali parole: “Ero già in pole … e andavo, andavo, andavo sempre più forte… improvvisamente mi sono reso conto che non stavo più guidando la macchina coscientemente. La stavo guidando attraverso una specie di istinto, solo che ero in una dimensione differente. Era come se fossi ben oltre la mia capacità razionale”
Lo psicologo di origini ungheresi Mihaly Csikszentmihalyi è stato il primo a condurre ricerche specifiche, creando poi la formula del flow.
Le sue ricerche hanno dimostrato che questo totale coinvolgimento avviene quando si realizzano le seguenti condizioni:
- Obiettivi chiari: definire obiettivi specifici e raggiungibili
- Bilanciamento tra sfida e capacità: l’attività non è né troppo facile né troppo difficile, deve essere gestibile.
- Concentrazione totale: concentrazione in un limitato campo di attenzione, la persona rimane nel qui e ora, non ci sono distrazioni.
- Perdita dell’auto-consapevolezza: il soggetto è talmente immerso da non preoccuparsi del suo ego.
- Distorsione del senso del tempo: si altera la percezione e non si rende conto del suo scorrere.
- Senso di controllo: la percezione di avere tutto sotto controllo e di poter dirigere il processo.
- Piacere fine a sé stesso: l’azione dà un piacere intrinseco.
- L’azione appare totalmente naturale. La concentrazione e l’impegno sono massimi, senza sforzo, in un flusso avvolgente.
Numerosi studi hanno dimostrato che durante lo stato di flow c’è una disattivazione dell’area pre-frontale responsabile della pianificazione e dell’autocritica (in sostanza nostro critico interiore). Tutto ciò a favore di una maggiore attività da parte dell’area dopaminergica che contribuirebbe alla sensazione di felicità, euforia e appagamento durante l’esperienza.
Unito assieme al coinvolgimento dell’area limbica, che favorirebbe la generazione di queste sensazioni positive e la diminuzione dell’attività delle reti neuronali responsabili del pensiero del sé. Durante il flow tutto il sistema celebrale parrebbe lavorare all’unisono.
Per tanto per creare lo stato di flow, potremmo “semplificare” e riassumere in questi semplici passaggi:
- Definire specificatamente l’obiettivo
- L’obiettivo deve essere raggiungibile, ma non troppo facile né difficile
- L’attività che si svolge deve essere gestibile e sotto controllo
- Devi possedere già le capacità per svolgere il compito.
Per entrare nello stato di flow è importante sapere che se l’attività viene percepita come noiosa, allora sarà importante alzare l’asticella e reimpostare l’obiettivo. Anche se il senso di controllo dell’esperienza non è bilanciato con l’attività, allora sarà importante acquisire le capacità che mancano.
Lo stato di flow richiede una serie di ingredienti per poter essere sperimentato, tanto che una formula può apparire una semplificazione, ma è un ottimo punto di partenza. E come in tutte le cose per raggiungere risultati anche qui l’ingrediente principale è l’allenamento e la ripetizione costante.